EDITORIALE

Per certi viaggi non si sa mai quando si arriva, a volte si è già arrivati senza averne coscienza e si continua per inerzia, inconsapevoli di un futuro che si assottiglia sempre più e scivola inesorabilmente nella clessidra del tempo.

Sono momenti che fanno parte della esistenza di ciascuno, passaggi iniziatici che dividono un prima da un dopo seguendo le rotaie invisibili tracciate dalla vita che, anche se non le vedi, tu sai che ci sono e sai che prima o poi arriverai da qualche parte perché non puoi viaggiare all’infinito, e allora ti illudi di essere tu a decidere, di appropriarti della tua libertà di scelta e di dire “basta, io scendo qui!”.

In realtà sono le circostanze e gli eventi che determinano le scelte:  una volta , tanto, tanto tempo fa si diceva che erano gli dei e i numi tutelari che condizionavano il percorso di vita degli umani, adesso non c’è più bisogno di alibi fideistici, valgono molto di più gli accadimenti umani.

Da ragazzo, volevo solo giocare, le cose erano molto chiare, c’era chi si metteva i pantaloncini e giocava e c’era chi rimaneva in giacca e camicia e faceva il responsabile organizzativo.

Allora, i genitori non erano un problema, avevano altro da fare e noi eravamo liberi di crescere senza condizionamenti tutoriali troppo ravvicinati.

Dopo tanti anni, penso di essere arrivato, per scelta o per destino, al capolinea di un percorso faticoso che mi ha visto interprete di tutti i ruoli societari, giocatore, allenatore, genitore, dirigente, Presidente.

Mi sono stati concessi momenti esaltanti e altri deprimenti, tra entusiasmo e depressione, gioie e sofferenze, vittorie e sconfitte, la soddisfazione più bella è stata quella di vedere spuntare ad ogni stagione nuovi “fiori di campo”, nuovi ragazzi che con il loro entusiasmo contagioso e con la loro allegria hanno riportato i colori della gioia all’interno di un mondo sportivo sempre più grigio e livido.

Ciò è sempre stato sufficiente a ricordarmi l’obiettivo primario, quello che oggi viene pomposamente definito “mission” ed è sempre stato sufficiente a farmi digerire e metabolizzare le amarezze che provengono quasi sempre da un contesto ambientale che riflette, pari pari, l’evoluzione della nostra società.

C’è sempre un momento in cui bisogna togliere le rotelline d’appoggio alla bicicletta del proprio figlio e lasciare che sia il bimbo a pedalare da solo, bisogna cedere il passo alla libertà di crescita anche se si rischia qualche caduta e qualche sbucciatura: questo momento è giunto anche per la Scuola Pallamano Modena che dovrà nel prossimo futuro affrancarsi dalla mia presenza tutoriale e dovrà cercare nuove strade, nuovi modelli, nuove idee, una nuova architettura di sistema in grado di captare maggiormente le risorse del territorio.

Per fare questo occorrono giovani disposti ad inventarsi il futuro e ad uscire da un presente ingessato, occorrono adulti che credano in loro e che siano in grado di condividere un progetto alternativo a quello della movida del sabato sera, occorrono sponsor etici che credano che un progetto sociale possa essere anche remunerativo o almeno appagante a lungo termine, occorrono istituzioni ed Enti che facilitino le dinamiche gestionali e i rapporti sul territorio e che siano disposte a dare concretamente un aiuto economico perché capiscono che stiamo tutti condividendo  lo stesso progetto sociale.

Nel congedarmi dal mio ruolo di responsabile vorrei ringraziare tutti coloro, atleti, allenatori, genitori, che mi hanno accompagnato per larghi tratti in questo percorso di passione e sofferenza, ma che ha anche regalato tanti impagabili momenti di gioia…e penso non solo a coloro che sono ancora in tribuna, in panchina o in campo, ma anche a tutti coloro che hanno già abbandonato l’arena sportiva seguendo il proprio fisiologico percorso di vita individuale.

Un grazie a tutti quanti, perché se la Pallamano esiste a Modena è grazie alla partecipazione e all’impegno di tutti coloro che hanno portato il loro contributo e la loro testimonianza di impegno e condivisione.

Gioie e dolori sono inevitabili nella vita sportiva e devono servire come sprone in un continuo processo di miglioramento e di superamento delle difficoltà.

Arriva però sempre un momento che segna e separa un prima da un dopo e quando arriva questo momento, se non hai più la forza e la convinzione di sognare un dopo migliore vuole dire che hai esaurito forze ed energie e devi lasciare il passo a qualcun altro che abbia ancora gambe buone e soprattutto capacità di sognare e immaginare un futuro migliore.

Oggi, posso immaginare per me stesso e per la Pallamano modenese un futuro migliore solamente separandomi da quel coacervo di passioni e sofferenze che ha segnato gran parte della mia vita spostando il baricentro dei miei interessi verso un diverso e dignitoso approdo personale.

Non è stato facile mantenere il timone nella direzione indicata da quell’insieme di valori sportivi che hanno costituito la bussola e l’imprinting  della nostra società ; non è stato facile perché le interferenze sono state tante, le difficoltà quotidiane, sia economiche che gestionali, tanti i momenti di crisi e di sconforto superati solo grazie alla testardaggine e alla convinzione di essere nel giusto.

Ho sempre guardato con fastidio e con sospetto le autocelebrazioni in politica (e non solo in politica) e per questo non sarò certamente io a vantarmi delle cose fatte e dei risultati raggiunti: stanno semplicemente scritti nella storia di questi ultimi 10 anni.

Piuttosto che soffermarmi su una sorta di autocelebrazione, vorrei viceversa evidenziare le problematiche irrisolte, le delusioni e le sconfitte perché solo riconoscendo queste criticità ci sarà modo di poterle superare.

A cominciare dalla fatica del quotidiano e della solitudine, da quella sorta di imperativo etico che ti costringe e ti relega sul fronte delle necessità giornaliere, nel dover essere sempre presente perché l’attività sportiva non conosce interruzioni e pause; dietro ad ogni partita c’è un paziente lavoro di preparazione, non solo da parte degli allenatori, ma anche e soprattutto a livello organizzativo. Prima di scendere in campo bisogna creare le condizioni per poter giocare, occorre produrre la richiesta di forza pubblica per ogni partita, bisogna verificare che ci sia la disponibilità del medico in gara, bisogna controllare il calendario e le sue variazioni, il pagamento delle tasse gara,  bisogna organizzare le eventuali trasferte, bisogna preparare le divise di gioco e il materiale sportivo, organizzare il tavolo dei segnapunti, controllare presenza e funzionamento del tabellone elettronico e così via per ciascuna partita delle 7 squadre che schieriamo settimanalmente in campo…e il giorno dopo si ricomincia da capo!

Forse sono cose banali, ma sono comunque da fare e il fatto che in questi 10 anni siano state essenzialmente svolte dal sottoscritto è indubbiamente un segnale negativo perché denota caratteristiche centripete tali da accorpare anche le funzioni di portinaio, custode, addetto allo spazzolone, segnapunti, segretario e altro.

In questo devo proprio dire che non sono stato molto bravo, non sono nemmeno riuscito a trovare  qualcuno disposto a fare il servizio di spazzolone durante le partite.

Poi ci sarebbero le funzioni vere e proprie del Presidente; l’organizzazione di sistema, la ricerca di collaboratori, di contributi istituzionali, di sponsor, le riunioni e gli impegni federali, il controllo dell’attività, il rapporto con gli addetti ai lavori, con gli atleti, gli allenatori, i genitori.

In queste competenze qualcosina di meglio :abbiamo ottenuto come società una buona visibilità a livello mediatico ed istituzionale, a livello Federale abbiamo avuto non solo riconoscimenti e attestati di stima , ma anche incarichi di responsabilità, abbiamo perso parecchi sponsor strada facendo, ma ne abbiamo trovati altri, il rapporto con le altre società sportive di pallamano non è sicuramente dei migliori, ma questo è fisiologico, il nostro è un piccolo mondo fatto di grandi rivalità alimentate dai tanti campanilismi che fanno sì che ogni partita diventi un derby all’ultimo respiro, il rapporto con gli allenatori è invece ottimo ed è rafforzato quotidianamente da impegno e fiducia reciproci, il rapporto coi genitori è una sorta di montagna russa con saliscendi improvvisi e imprevedibili dipendenti in gran parte dai risultati ottenuti sul campo e soprattutto dalle aspettative di valorizzazione dei vari figli; sotto questo aspetto ci sarebbe tanto da dire e tanto da rivedere, ma siamo impotenti di fronte al non riconoscimento delle nostre competenze tecniche , le quali dovrebbero invece essere il piedistallo di partenza nella costruzione di una piramide valoriale in cui si incastrino tutte le componenti di un modello societario efficace .

Questi sono presupposti di sistema, ovvero cose da fare a prescindere dai se e dai ma e fai presto a capire che non serve a niente sbuffare o lamentarsi perché sai benissimo che è una responsabilità che ti sei assunto e se non riesci ad attrarre altri con cui condividerla te ne devi fare una ragione..poi c’è tutto  il resto, ovvero la vita e il percorso di ciascuna delle nostre squadre, la crescita, i successi e gli insuccessi, la gestione emozionale, le prospettive, la condivisione,  gli ambiti valoriali, il rispetto, la difesa del perimetro di gioco!

Tutto questo non è più solo un gioco, diventa molto di più!

E’ indubbio che stiamo attraversando una crisi societaria generale dove vengono messi in discussione quei valori che viceversa dovrebbero essere trainanti nello sport: vi è una minore volontà al sacrificio, all’impegno e alle regole che spinge i giovani verso una pratica più divertente, meno agonistica e stressante rafforzate per altro da un contesto generale che induce a scelte di disimpegno, a volte avvalorate dai genitori stessi che scelgono la leggerezza del quieto vivere piuttosto che la fatica e il sacrificio.

Lo sport sembra non riuscire più ad educare i giovani e le figure che vi ruotano attorno, anzi spesso finisce per costituire un vero e proprio momento di "scontro" verbale o addirittura fisico, dove si scaricano le tensioni accumulate per altri aspetti della vita sociale.

Allora , mai avrei pensato che sarebbe arrivato un momento in cui il perimetro di gioco sarebbe stato insidiato  dai vari campioni da Bar Sport o da genitori in cerca di un’uscita di sicurezza dalle frustrazioni quotidiane.

Questo stravolgimento valoriale lo vediamo quotidianamente rappresentato dai media e non ci sono difese o muri che preservano dall’invasione  barbarica dei tanti tuttologi e fenomeni; l’unica salvezza è rimboccarsi le maniche, non per chattare nei vari vomitatoi sociali, ma per dissodare il terreno valoriale e preservare un futuro di valori condivisi da trasmettere alle varie generazioni che si apprestano a scendere in campo anno dopo anno.

Per questo motivo penso che sia superfluo cercare ragioni e torti nel recente passato e penso che sia più ragionevole e costruttivo sgombrare il campo da ogni tipo di scorie e risentimenti per ripartire con nuovi responsabili che non siano condizionati da preesistenti pregiudiziali e possano operare e crescere in serenità dando vita a un nuovo progetto di rivalutazione societaria.

Nessun dramma, bisogna guardare avanti e non indietro, rimboccarsi le maniche e ripartire come sempre da quel settore giovanile che comunque sia è sempre stato la nostra bandiera e il nostro biglietto da visita (magari con qualche accorgimento cautelativo a tutela del lavoro di formazione societario).

Non sarà facile, le incognite sono tante, a cominciare dalla riqualificazione del PalaMolza che ci costringerà il prossimo anno a soluzioni alternative provvisorie in attesa di avere finalmente un nuovo PalaMolza dedicato alla Pallamano, a continuare con la stabilizzazione economica e per finire con la crescita di un nuovo gruppo dirigenti in grado di apportare una nuova vena di sincero entusiasmo.

In questi ultimi mesi ho cercato di capire quali fossero le reali possibilità di passare il timone della responsabilità gestionale al futuro Presidente o comunque al futuro staff gestionale, ma se da una parte ho trovato disponibilità ed entusiasmo, dall’altra ho trovato grumi di risentimento e scorie di amor proprio mal digerito.

Alcuni sussurri trasformatisi in gossip e qualche mano che ha lanciato qualche sasso di troppo hanno reso l’ambiente non permeabile alla generosità che deve essere caratteristica principale di chi si assume una carica gestionale per tutti.

Per questo motivo ho tracciato una linea immaginaria, cercando di immaginare un futuro societario  che ripartisse dallo slancio e dall’entusiasmo di quei genitori che sono al di là della riga dell’astio ingiustificato, quei genitori che non hanno ragione di fare della dietrologia e che sono innamorati non solo e semplicemente dei propri figli, ma del mondo sportivo giovanile tutto, quei genitori che si preoccupano che i loro figli possano crescere in un ambiente sano e sereno, ma che sono disposti  a rispettare le competenze tecniche degli addetti ai lavori,  

Sono i giovani l’unico e vero patrimonio che abbiamo a disposizione e possiamo valorizzarlo solo lavorando con passione e sacrificio nell’ottica condivisa di uno sport che vada oltre gli interessi e gli egoismi personali che siano di allenatori, giocatori, o genitori poco importa…le regole dello sport sono sempre le stesse e si praticano sul campo sportivo non in quello virtuale delle sterili ed inutili discussioni da bar.

A Settembre, al ritorno dal Camp di Fanano, ci troveremo per la consueta riunione annuale dei soci ; in questa occasione, oltre al bilancio, verranno formalizzate e diventeranno esecutive le mie dimissioni , verrà proposta all’Assemblea dei soci la candidatura della nuova squadra dirigenziale e il relativo organigramma  da sottoporre  alla votazione assembleare.

Il mio mandato terminerà a Settembre con le mie dimissioni e, come recita lo statuto, l’assemblea soci dovrà eleggere un nuovo Presidente.

 Se c’è già qualche candidatura, si faccia avanti, in caso contrario, sarà mio compito presentare una candidatura per la successione e la continuità della gestione societaria, cosa sulla quale sto lavorando in questi ultimi tempi: nel frattempo continuerò con la gestione ordinaria e soprattutto con la funzione tutoriale per accompagnare la successione.

Se qualcuno ambisce alla successione, o comunque volesse rendersi disponibile ad incarichi e responsabilità collaborative è sufficiente che renda esplicita e manifesta tale volontà.

In attesa di rivedervi tutti quanti per l'Handball Memorial Day di sabato 8 Giugno

Un caro saluto a tutti gli amici della Scuola Pallamano Modena

Claudio Sgarbi

 

 

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