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Si conclude la stagione 2026

Una cena sociale che rigenera valori.

Giugno 2026

Siamo, ormai da tempo, immersi in una cultura di superficie; viviamo in un tempo in cui il senso non sta più immerso nella profondità delle cose, ma vive sulla cresta di onde che vanno e vengono velocemente sospinte da venti capricciosi.

Guardiamo alla destinazione senza essere più in grado di apprezzare il valore del cammino. Siamo alla costante ricerca di scorciatoie di comodo, e andiamo così ad alimentare un senso di pigrizia e presunzione, che ci allontana dal sentiero del tempo e dell’umiltà.

 È tutto così istantaneo ed immediato che quel processo lungo e faticoso, di approfondimento ed elaborazione del pensiero, si è ormai sfarinato per esaurirsi sul click della condivisione virtuale.

 E quest’ansia di raggiungere la meta, rimanendo comodamente seduti, senza fatica alcuna, è il primo impulso verso una deriva di cattiveria e di rancore che si respira nel mondo che viviamo. È l’origine della crisi del dialogo, dell’empatia e della comprensione reciproca. Non sappiamo più ascoltare. O meglio, vogliamo ascoltare solo la conclusione che corrisponde al nostro modo di pensare.

Nell’era dell’iper-connessione, la nostra capacità di attenzione è infatti diminuita drammaticamente. Di riflesso la capacità di concentrazione nella lettura e nell’ascolto si è ridotta ad articoli o chat della lunghezza di un tweet. Stiamo diventando sempre più solisti e superficiali non solo nelle relazioni, ma anche nel dialogare. E così, presi dall’affermazione di noi stessi, non siamo più in grado di valorizzare le diversità che ci contraddistinguono.  La reazione all’incapacità di ascolto e dialogo, trova quindi sfogo nel rumore: un frastuono fatto di urla e toni fuori luogo che rischiano di compromettere la stabilità e gli equilibri della società in cui viviamo.

Ieri sera invece è avvenuto il miracolo alla cena sociale della Pallamano Modena; è stato restituito alla parola “Condividere” il suo significato proprio, è stato un momento di comunione, di empatia e di gioia, un semplice ritrovarsi per stare insieme e fare due chiacchiere fuori dal solito contesto e dal perimetro ristretto della pallamano. Ci ha uniti una cena non qualunque, una tigellata che ha richiesto gli sforzi partecipativi di tutto il Consiglio e della Dirigenza e che ha richiamato tanti genitori e tanti ragazzi e ragazze a una condivisione non superficiale, ma profonda di quei valori semplici e umili, come la fatica, la gioia delle piccole cose, del rendersi utili e disponibili ad apparecchiare le tavole, a preparare i piatti di affettati, a cuocere le crescentine.

Ci ha uniti nella condivisione non superficiale, ma profonda di quei valori che non sono solo sportivi ma che sono anche un volano di traino per rendere migliore e più accettabile il senso dello stare insieme, di far squadra anche fuor dal campo.

La semplicità e l’umiltà, la fatica e la gioia delle piccole cose, il senso del dovere e il sacrificio, la disciplina non formale, ma sostanziale., che ha dato concretezza per una sera, all’art.1 della Costituzione in quella parte 9n cui sostiene che Il lavoro è il principale strumento di realizzazione personale e di uguaglianza., senza distinzione di sesso età, di privilegi di nascita, di classe sociale, in cui ciascuno ha portato il proprio contributo sincero dando un senso di appartenenza.

Una serata bellissima, trascorsa semplicemente, senza discorsi o proclami, senza tagli di nastro e autocompiacimenti retorici, ma con la condivisione di sorrisi autentici a testimonianza del piacere di stare insieme, la gioia di vedere tante generazioni di ragazzi vecchi e nuovi scorrazzare per il campo.

Una tigella, una fetta di prosciutto, e poi subito a fare due tiri…e i genitori, vecchi e nuovi, una volta tanto, invece di fare il tifo per i propri figli, seduti comodamente a tavola a ridere e a chiacchierare fra un bicchiere di lambrusco e una fetta di torta quasi a suggellare questa dolce armonia di intenti.

Una serata che è stata il frutto di una compartecipazione organizzativa, di una fatica ritagliata fra un impegno e l’altro, di una partecipazione a cui tutti hanno contribuito, anche con la sola presenza: una disponibilità e una generosità che hanno riscaldato l’ambiente in modo autonomo. … e terminata la cena tutti fuori al fresco del Novi Park a chiacchierare e a ridere sotto la luna e le stelle dando così anche una risposta indiretta agli strateghi dell’Amministrazione comunale che sono ancora lì che si sforzano di trovare idee valide e sostenibili per restituire una fetta di territorio alla fruizione della comunità modenese.  

Non ho parole adeguate per ringraziare l’altruismo e la generosità di tutti coloro che si sono prestati alla buona riuscita della serata e vedere i tanti genitori che, alle 11 di un sabato sera, in un week end di vigilia vacanziera, si sono soffermati a ripulire il PalaMolza, a rimettere tutto in ordine, a portare via i sacchi di pattume è stata una cosa che oltre a riscaldarmi il cuore, mi ha riappacificato con un mondo che apparentemente sta andando alla deriva.

Abbiamo visto , parlato, scherzato, con tanti genitori che avevamo finora visti solamente sugli spalti per sostenere i loro figli e abbiamo scoperto che esiste tanta umanità e tanta ricchezza fuori dagli spalti e dai campi di gioco: è urgente cambiare l’utilizzo che facciamo della parola, degli occhi e delle nostre orecchie. Dobbiamo abbandonare lo scontro e riscoprire il valore del confronto, per osservare, ascoltare e se saremo in grado di iniziare con pazienza ed umiltà questo cammino, ritroveremo quel senso di equilibrio e serenità essenziali per convivere insieme in armonia. È un percorso lungo e faticoso. Richiede tempo. Non esistono scorciatoie. Saremo capaci di intraprenderlo?".

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