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20 Gennaio 2020

Editoriale 20-01-2020

A cura di Claudio Sgarbi

Scrivo questo editoriale in un momento in cui stiamo cavalcando l’onda del successo con tutte le nostre squadre vittoriose sui vari campi e tutte piazzate saldamente al top delle classifiche ormai da mesi: lo scrivo in questo momento per non prestare il fianco alle critiche di rimbalzo di coloro che sorridendo sentenziano che chi vince gode e chi perde cerca giustificazioni.

E’ inevitabile scivolare, prima o poi, nella retorica della vittoria: il commento di una partita vinta, se esce dall’ambito della cronaca nuda e scarna, il più delle volte va a sconfinare in un’area di stucchevole celebrazione trionfalistica, ma rimango personalmente convinto che ci sia molta più umanità e verità nella difficoltà  o nell’inciampo di una sconfitta piuttosto che nell’esaltazione e nell’autocelebrazioni della vittoria.

L’abitudine al successo rilassa, inganna, ci può rendere peggiori, ci spinge ad innamorarci eccessivamente di noi stessi, ci innalza su un piedistallo di alterigia e di supponenza. Al contrario, l’insuccesso è formativo, perché ci costringe a rielaborare le nostre convinzioni, ad essere coerenti e a ritornare coi piedi per terra…l’insuccesso ci costringe a rimetterci in discussione per poterci migliorare, a rafforzare valori quali impegno, sacrificio, dedizione, umiltà sofferenza…valori che ti costringono a rimettere insieme i pezzi, a ricostruire con nuove modalità, nuove speranze… in altre parole, uno stimolo al miglioramento e all’innovazione.

Mentre la vittoria è solo un’onda di euforica e passeggera felicità, frutto di una temporanea circostanza favorevole, la sconfitta costringe a mettere in campo valori permanenti e solidi che vanno oltre il risultato effimero e ti costringono a lavorare per un futuro migliore, per un successo che non sia effimero e condizionato dalle circostanze favorevoli, ma, viceversa,  il frutto di un lavoro programmato e fortemente voluto e perseguito.

Le vittorie di oggi sono il frutto anche delle sconfitte di ieri.

Per questo è importante la memoria, per ricordarsi sempre da dove si è partiti, per mantenere l’umiltà e l’orgoglio di un sacrificio che viene ripagato solo se continuamente alimentato dalla capacità di lavoro del giorno dopo.

Detto ciò, fuori dalla filosofia del politicamente corretto, è chiaro che, come tutti, spero di vincere sempre, ma sono consapevole che nell’agorà sportivo ci si confronta con avversari che hanno le stesse ambizioni, gli stessi meriti e le stesse qualità e quindi ci può stare anche una sconfitta fisiologica frutto dei meriti dell’avversario.

Vittoria o sconfitta sono attimi finali di un percorso che attraversa l’organizzazione di sistema e qui si aprono scenari per la cui analisi non sono sufficienti poche righe poiché coinvolgerebbero lo studio minuzioso di ambiente e territorio, l’economia e la gestione delle risorse, la politica sportiva sul professionismo, il reclutamento e la formazione degli atleti e dei tecnici e così via.