Un premio Nobel meritato

A pochi giorni dall'avvenuta premiazione del Prof. Giorgio Parisi con il premio Nobel per i suoi straordinari contributi alla comprensione dei sistemi complessi mi viene spontaneo invocare la sua competenza per dirimere il nodo gordiano che sta strangolando il nostro movimento giovanile.

Di fronte a problematiche complesse sarebbe facile esimersi dalla responsabilità del giudizio nascondendosi dietro l’alibi della mancanza di competenze oppure criticare a ruota libera intruppandosi nel movimento di coloro che gridano quello che non vogliono, ma che non sanno proporre quello che vogliono.

 Una coscienza vigile non si conforma e non si appiattisce sul volere della maggioranza, né tantomeno su radicalismi o facili populismi e non si sottrae all’imperativo morale di prendere posizione di fronte a scelte che sembrano dettate più dall'indifferenza che da una volontà riformatrice.

Non riusciamo a comprendere quelle regole che di fatto limitano ed ostacolano la possibilità di ripresa e di ripartenza del nostro movimento giovanile pallamanistico, ci siamo confrontati con tante altre società che come noi lavorano in modo virtuoso sul settore giovanile e tutte quante, unanimemente, esprimiamo lo stesso sentire e lo stesso disagio.

A fronte di due anni di pandemia, che hanno messo a dura prova la capacità di sopravvivenza dei nostri settori giovanili, sembra quasi che la Federazione non si sia accorta che sono svanite nel nulla due generazioni di reclutamento.

Invece di prenderne atto e cercare di sollecitare proposte di ripartenza sostenibili, pubblica un vademecum che, su quest'aspetto, è francamente incomprensibile perché va proprio a penalizzare una ripartenza, già di per sé, estremamente difficile perché ancora non ci è dato di poter interagire con il settore scolastico.

Affinché sia chiaro a tutti, tutto il segmento di collaborazione società sportiva- scuola oltre a subire due anni di interruzione rimane tuttora sospeso in un indefinito limbo di incertezza quindi non solo non vi è prospettiva di ripresa, ma si evidenzia, viceversa, un arretramento programmatico e collaborativo sostanziale, a cominciare dal nazionale fino ad arrivare al locale.

È altrettanto vero che in questi due anni la Federazione ha fatto grandi sforzi per mantenere comunque vivo il movimento, sia con contributi economici che con adeguamenti normativi quali sospensione e/o limitazione dei Campionati, adeguamenti efficaci ai vari decreti che ci hanno consentito un regime minimo di frequentazione dei campi sportivi e altro ancora, quindi diamo a Cesare quello che è di Cesare.

Proprio per questo motivo, alla pubblicazione del vademecum non c’era stata una alzata di scudi, ma semplicemente una generale, educata obiezione a quello che sembrava un semplice errore di percorso suscettibile di essere modificato con il ricorso al semplice buon senso…così non è stato purtroppo, malgrado i vari appelli estivi espressi da più parti.

quando l’onda dello sdegno abbatte la diga delle competenze vuole dire che queste competenze non poggiano su basi solide e soprattutto non sono condivise.

Data questa premessa pseudo filosofica, caliamo nel concreto il concetto di cui sopra.

Il campo della pallamano comprende nel proprio perimetro elementi sportivi, tecnici, giuridici, economici, sociali, politici tali da poterlo definire un sistema complesso.

Molte volte la complessità è solamente un grande mantello che tutto avvolge e nasconde, quando ad esempio l’organizzazione di sistema tende ad essere funzionale al sostentamento di una burocrazia strutturata più per la propria sopravvivenza che per la semplificazione e la risposta alle tante questioni quotidiane.

E allora proviamo a dare una sbirciata sotto al grande mantello per cercare di capire e soprattutto per cercare di individuare ed evidenziare alcune problematiche che sarebbero di facile risoluzione se si potesse interagire usando semplicemente il buon senso.

Il consiglio federale, nella stesura dell’ultimo vademecum, è intervenuto per modificare alcuni parametri relativi alla pratica del gemellaggio: tali modifiche erano relative alla negazione di gemellaggi fra società di pari livello e sempre di negazione in relazione ai gemellaggi fra categorie under 15.

Non è chiaro il senso di tale operazione e comunque la percezione da parte delle società è stata estremamente negativa perché mette in grossa difficoltà tutte quelle società che lavorano sui settori giovanili, quelle stesse società che hanno fatto i salti mortali per sopravvivere a due anni di pandemia e se sono riuscite nel frattempo a sopravvivere a stento lo devono proprio a un clima di pacificazione e solidarietà che ha accomunato quasi tutti nella difficoltà.

Ora la variazione del parametro federale relativa a tali operazioni sembra studiata apposta per destrutturare un meccanismo che aveva appunto consentito di mettere insieme forze e risorse per sopravvivere, un meccanismo che punisce chi lavora sul campo per fare crescere vivai e generazioni e che premia , o comunque rimane indifferente, a chi va di notte a rubare nei campi altrui.

Scusatemi, ma non ne capisco il senso.

Se la Società X è riuscita a conservare solo 4/5 atleti di categoria under 17 e la società Y altrettanto perché non possono continuare a fare giocare i propri atleti sotto una comune squadra gemellata?

Perché le società sono di pari categoria?...e allora?

Se la società X, a questo punto fa un gemellaggio con una società di livello superiore, la stessa operazione viene consentita….perchè, cosa cambia?

Ma andiamo oltre…. Le due società x e W fanno il gemellaggio sempre relativo all’under 17: i numeri non cambiano…..4/5 sopravvissuti da una parte e 4/5 sopravvissuti dall’altra per un totale di 8/10 atleti.

Un po' pochino per fare un campionato, ma per fortuna ci sono dietro gli under 15 che possono non solo rimpinguare le fila per fare numero, ma possono a loro volta crescere tecnicamente giocando con compagni un po' più avanti tecnicamente.

 No! Non si può fare grazie all’interpretazione limitativa del codicillo che vieta i gemellaggi fra under 15 ( ma il gemellaggio è relativo all’under 17 e gli under 15 sarebbero solo di rincalzo!).

In base a questa interpretazione i ragazzini dell’under 15 gemellata possono giocare solo con la under 15 della società di appartenenza (di nuovo,.perché?, qual è il senso che ci sfugge?).

Cambiando i fattori e gli addendi il risultato di tale operazione rimane comunque sempre il depauperamento delle possibilità societarie di sopravvivenza, la limitazione e l’abbassamento tecnico delle formazioni giovanili che non possono scambiare e accomunare il rispettivo Know How.

Ora, poiché conosco personalmente buona parte delle persone che lavorano in Federazione e della cui buona fede e competenza sono certo, così come quello della volontà di fare ed agire per il bene comune, ritengo che una tale effettiva miopia sia determinata dalla distorsione di un sistema complesso che necessita probabilmente di una rivisitazione valoriale e di un significativo apporto non tanto di competenze specifiche quanto di ascolto delle esigenze e della sostenibilità di un sistema che proprio perché è complesso deve avere la capacità non solo di ascoltare tutti quanti  ma anche di decidere per tutti quanti.

La cosa peggiore come sempre sarebbe l’indifferenza.

Di fronte ad una forbice in cui da una parte sta la pandemia e dall’altra la Federazione, mi viene spontaneo sperare in un vaccino che agisca non solo contro il covid 19, (questo esiste già, con buona pace dei NO VAX) ma che abbia in sé anche molecole in grado di aggregare il buon senso.

Chi riuscirà in tale compito sarà candidato al prossimo premio Nobel per lo straordinario contributo dell’uso del buon senso nei sistemi complessi.

 

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