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20 Dicembre 2021

Il torto e la ragione

 

La ragione e il torto raramente assumono forme nette, chiare e definite in cui viene immediatamente evidenziato il confine che le separa; il campo in cui queste crescono è un campo a zolle dove sono seminate entrambe e spesso e volentieri si intrecciano l’una con l’altra.

A volte ragioni e torti crescono uniti e avviluppati in una specie di nodo gordiano in cui risulta impossibile districarli uno dall’altro (vedi questione medio-orientale), altre volte appaiono quasi in forma liquida, mischiati e stemperati e si fatica a distinguere gli uni dagli altri, altre volte ancora (il più delle volte) c’è un po' di ragione e un po' di torto sia da una parte che dall’altra.

Per questo sono importantissimi due pre-requisiti, l’onestà intellettuale e la precisione dei fatti e della narrazione. L’onestà intellettuale impone innanzitutto di mantenere il punto sugli argomenti senza toni polemici o da crociata perché questi sono strumentali solamente a sollevare polveroni in cui si confondono le ragioni degli uni e degli altri. Per la stessa ragione bisogna essere consapevoli che stiamo parlando di un argomento complesso in cui non esistono soluzioni semplici, non stiamo parlando di una busta pasta e fagioli in cui basta seguire due istruzioni per servire a tavola un buon piatto, stiamo parlando della ristrutturazione di un impianto sportivo strategico per il tessuto civile modenese ed essenziale per il continuamento di una attività sportiva che, seppure annoverata fra quelle minori, occupa dignitosamente il proprio spazio all’interno del panorama sportivo modenese da più di 50 anni.

Ciò detto dispiace che sia arrivata alla cronaca cittadina, non tanto il mio pensiero argomentato sui fatti, quanto lo sfogo per e-mail che era e avrebbe dovuto rimanere privato; quel passaggio “pianteremo le nostre tende” non era corrispondente al mio pensiero che invece era esposto con toni moderati e civili.

Si trattava dell’editoriale del sito societario (www.pallamanomodena.it ) e voleva solo essere un’informazione aperta alla cittadinanza intera e una critica consapevole con annesso richiamo alle responsabilità che ciascuno di noi ricopre nel consesso civile.

Il giornale ci ha messo del suo, dando più spazio all’amarezza e allo sfogo della critica contenuta nella mail di trasmissione piuttosto che alla lettera di cui si chiedeva la pubblicazione, in altre parole ha interpretato il proprio ruolo soffiando sulle braci…ha fatto bene,..ha fatto male? Non saprei, ognuno ha probabilmente in cuor suo una risposta diversa, quel che è innegabile è che ha fatto il suo mestiere di sentinella ed infatti c’è stata una risposta immediata, segnale tangibile che si è toccato un nervo scoperto.

Sono consapevole delle difficoltà che la municipalità affronta ogni giorno e non era e non è mia intenzione  puntare l’indice accusatorio su nessuno, ma allo stesso tempo anche la nostra società sportiva vive con le spalle al muro la chiusura del PalaMolza, una situazione senza via d’uscita in base ai macchinosi e rigidi parametri di riferimento della amministrazione comunale.

Noi non possiamo  continuare ad accettare senza reagire una situazione di stallo ed immobilismo che ci sta portando ineluttabilmente alla chiusura dell’attività sportiva agonistica e anche di base.

Ora, è lontanissima da me l’idea di considerare il Comune come un qualcosa da blandire o da accusare, come un qualcosa di distaccato con il quale polemizzare o da considerare comunque come avversario da manipolare, in altre parole non l’ho mai considerato come una mucca da mungere a secondo del bisogno. Viceversa, cerco di vivere questo rapporto secondo il concetto di democrazia espresso da Gaber “democrazia vuole dire partecipazione”.

Pertanto non sono particolarmente interessato a confutare la risposta dell’Assessore ( che ha provato a rispondere con una autodifesa ricca di omissioni e povera di contenuti) perché si attiverebbe una deriva, un piano inclinato in cui le ragioni e i torti si mischierebbero in un coacervo indefinito di alibi e scusanti.

A mio avviso, invece si tratta di rispondere a questa domanda” Cosa è disposta ad investire la municipalità per sostenere questa criticità temporanea creata dal prolungarsi dei lavori del PalaMolza?”, come possiamo creare insieme un ammortizzatore che consenta di superare questa criticità?

Ho un esempio davanti agli occhi ed è questo modello che propongo, magari adattato rivisto e corretto.

Quattro 4 anni fa la Società Rapid Nonantola visse una situazione del tutto simile alla nostra e rimase per più di due anni senza impianto di gioco.

In quel caso la risposta del Comune di Nonantola fu meritevole perché intervenne direttamente sulla riassegnazione degli impianti “d’imperio” per consentire sviluppo e continuità di allenamenti e partite e si fece inoltre carico di tutte le spese di gestione.

Probabilmente scontentò qualche circolo bar qualche gruppo di calcetto e forse qualcun altro ancora, ma fu una assunzione di responsabilità encomiabile che consenti alla società di sopravvivere e allo stesso tempo di avere un impianto sportivo riqualificato per i cittadini di Nonantola…in quel caso l’Amministrazione interpretò il proprio ruolo sociale di garante di una realtà sportiva di cui riconosceva meriti, sacrifici, ruolo e funzione a vantaggio della cittadinanza intera.

Noi vorremmo solo sperare di poter proporre e discutere lo stesso percorso, per non farci trovare stremati ed esausti al termine di questa pandemia istituzionale dove le varianti che più ci preoccupano sono l’apatia e l’indifferenza.

Non vogliamo rassegnarci all’indifferenza: l’istinto , la passione e la ragione ci spingono a batterci democraticamente per mantenere accesa la brace della speranza.

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